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Daniele Lucchini
Ascesa e declino di una capitale
Storia di Mantova nelle pagine di chi ne ha scritto
64 pagine

prima edizione 2008

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La parabola di Mantova, oggi paesone con il rango di capoluogo di provincia, già capitale di un piccolo stato sovrano protagonista sullo scenario internazionale rinascimentale, che durante la prima metà del Cinquecento dettava il gusto alle corti d'Europa e ne fu una delle capitali culturali, rispecchia per tanti versi quella dell'Italia nel suo complesso.
Ma per tanti altri è anche paradigma universale dell'ascesa e della caduta di ogni potenza umana.

Il lettore viene accompagnato in questo percorso dalla viva voce dei viaggiatori, per lo più ambasciatori ed artisti, che nel corso dei secoli hanno scritto della città.


Un breve assaggio del testo
« Alla corte di piazza Sordello, come si direbbe oggi, soggiornarono e lavorarono i maggiori artisti ed intellettuali del tempo: per fare un esempio su tutti, Giulio Romano, allievo principale di Raffaello, nel 1524 lasciò la corte papale appositamente per andare a servizio del futuro duca. Tutto questo, pur rimanendo una città di non oltre cinquantamila abitanti, capitale di un minuscolo stato incuneato tra le grandi potenze regionali di Milano e Venezia, e sempre in bilico diplomatico tra papato, impero e Francia. E proprio l'abilità diplomatica, accompagnata ad un'accorta politica dinastica, che nel corso dei secoli portò i Gonzaga ad imparentarsi non solo con i maggiori casati regionali, ma addirittura con le famiglie imperiali di Bisanzio, i Paleologi, e d'Asburgo, fu la chiave di questo straordinario successo.
Ma come si viveva in città, e in particolare a corte, in quel periodo?
Sono numerose le testimonianze e le ricostruzioni in grado di raccontarcelo, alcune anche estremamente affascinanti, come quelle letterarie di Maria Bellonci. Tuttavia noi qui ci affideremo alla viva voce di alcuni testimoni oculari, che ebbero occasione di soggiornare a Mantova. »

 


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