Luigi Gonzaga, detto Rodomonte per
la sua forza prodigiosa, generalmente
noto per essere il padre di Vespasiano,
il costruttore di Sabbioneta, fu condottiero
di prim'ordine e partecipò da protagonista
al Sacco di Roma nel 1527.
Ma fu anche
poeta che, seppur non spiccò per senso
lirico, seppe tracciare con grande lucidità
il ruolo storico di un gruppo di coetanei
poco più che ventenni - tra cui, oltre allo
stesso Luigi, si annoverano l'imperatore
Carlo V, il marchese di Mantova Federico
Gonzaga e Giovanni dalle Bande Nere -,
i cui destini sarebbero rimasti intrecciati
sino alla fine.
I componimenti sono riproposti in copia anastatica dell'edizione curata
nel 1780 dall'erudito bussetano Ireneo Affò.
Un
breve assaggio del testo
« Mincio, che con più braccia stringi intorno
la bella Manto, e te la cingi in seno,
ardendo in mezzo l'onde, e pel sereno
portan tue canne il suo bel nome adorno.
Mentre che 'l mio Signor farà soggiorno
tra duri ferri, governando il freno
di strane Genti, e del suo nome pieno
fia ove nasce, e dove si perde il giorno;
fa che tu guardi i suoi beati amori,
com'ei sua fede, e le sue fiamme vive
sul monte, che non teme borea, ed ostro.
Sinché portando i guadagnati onori
tinto di sangue, e di lodato inchiostro
lieto ritorni alle sue sante rive. »
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