Le relazioni delle missioni diplomatiche, che gli ambasciatori
veneziani erano tenuti a mettere per iscritto e leggere al senato,
divennero già nel Cinquecento il classico di riferimento per tutti i
principati europei. Esse ritraevano infatti con impressionante
precisione ogni aspetto dello stato, della corte e dei regnanti presso
cui i loro redattori erano stati inviati, e sono in grado ancor oggi di
renderlo vivo ai nostri occhi.
Raccolte in questo volume solo otto relazioni di ambasciatori del
calibro di Bernardo Navagero o Francesco Contarini, che accompagnano il
declino di Mantova, già tra le capitali indiscusse del Rinascimento,
nell'arco di un secolo (dal 1540 al 1638) che si conclude con due
eventi catastrofici in rapida successione: l'estinzione del ramo
principale dei Gonzaga nel 1627 e il sacco della città ad opera dei
lanzichenecchi nel 1630.
Un
breve assaggio del testo
Dalla relazione di Niccolò Dolfin, del 5 agosto 1632.
« Io devo discorrer delli Stati di Mantoa e di quel signor duca in
termini molto differenti da quelli che han fatto tutti gli altri
ambasciatori di Vostra Serenità, ritornati da quelle legazioni. Essi
han parlato di Stati floridi, di popoli numerosi, di ricchezze di
quella casa abondanti. A me tocca rappresentar la destituzione d'un
paese, di popoli e di casa che rissente in ben compatibile maniera e
rissentirà per più d'una età le miserie del sacco, inumanamente
inferitoli già due anni da' tedeschi. Col discorso gli altri hanno
versato sopra prencipi italiani possessori di quei Stati, aderenti, se
non d'affetto, almeno per necessità de' confini, alla prepotenza de'
spagnoli. Da me intenderanno le inclinazioni e li geni di un prencipe,
possessor dei Stati predetti medesimi, francese di nascita, di Stati,
di aderenze, ed in conseguenza geloso non pur, ma diffidente di Spagna.
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