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Daniele Lucchini
Geografia e sociologia della fiaba
154 pagine
prima edizione 2006
leggi un breve assaggio
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brossura:
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Quando lo storico (o il geografo, l'etnografo, il sociologo)
cita una fiaba come significativa d'un'epoca o di una situazione
ambientale o sociale, il folclorista può subito dimostrare
che lo stesso schema narrativo si ritrova pressoché identico
in un paese lontanissimo e in una situazione storico-sociale
assolutamente diversa [...]
Ridurre la fiaba al suo scheletro invariante contribuisce a
mettere in evidenza quante variabili geografiche e storiche
formano il rivestimento di questo scheletro; e lo stabilire
in modo rigoroso la funzione narrativa, il posto che vengono
a prendere in questo schema le situazioni specifiche del vissuto
sociale, gli oggetti dell'esperienza empirica, utensili d'una
determinata cultura, piante o animali d'una determinata flora
o fauna, può fornirci qualche notizia, che altrimennti
ci sfuggirebbe, sul valore che quella determinata società
attribuisce loro.
Da questa intuizione di Italo Calvino l'autore trae spunto per
proporre un metodo di lettura e di analisi della fiaba che,
partendo come in un'indagine poliziesca da tracce ed indizi
a prima vista insignificanti, arriva a definire le caratteristiche
ambientali e sociali dei luoghi e dei tempi in cui essa è
raccontata. Un
breve assaggio del testo
« Le fiabe oggi non vengono quasi più raccontate,
se non in sporadiche occasioni da anziani, ma anziani sul serio,
ancora troppo legati alle loro tradizioni di gioventù
per lasciarle completamente andare. Lo stesso Barozzi afferma
che le fòle da lui raccolte per lo più sono state
una specie di operazione artificiale, nel senso che il narratore
non era più abituato ormai da molti anni a raccontarle
a nessuno e addirittura era convinto che il raccoglitore lo
stesse prendendo in giro; solo in rarissimi casi appunto Barozzi
dice di aver trovato una persona che raccontava ancora abitualmente
fòle, come Berta Bassi Costantini, la prima narratrice
della sua raccolta.
Erano invece comunemente narrate più o meno fino alla
seconda guerra mondiale, quando cioè ancora esisteva
praticamente intatto quel mondo agricolo che era il loro habitat
naturale, come conferma anche Tassoni nell'introduzione al suo
lavoro, secondo il quale per di più il processo di sfascio
di quell'ambiente era già iniziato addirittura dai primi
del Novecento, anche se sono convinto che si tratti più
di una sorta di mito romantico che di una concreta e oggettiva
osservazione. » |
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