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Il blog
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la linea della collana
Quasi in sintonia con il suo nome, Finisterrae
si propone principalmente due obiettivi.
L'espressione latina 'finis terrae' indicava i confini del mondo,
di quello allora conosciuto, in particolare a occidente, laddove
l'Europa sfuma nell'Oceano Atlantico.
Traslando l'accezione sul piano culturale e mantenendoci nel nostro
continente, l'espressione ci pare ancora attuale. La bussola ce
la fornisce il poeta francese Paul Valéry, il quale afferma
che l'Europa è il frutto della sovrapposizione e della
fusione della filosofia greca con il pensiero politico e giuridico
romano e con la mistica cristiana – che noi riteniamo più
corretto estendere a giudaico-cristiana; e Valéry sostiene
inoltre che tutto viene all'Europa e tutto viene dall'Europa.
Semplificando: un'idea chiara di sé per potersi serenamente
e maturamente confrontare con gli altri. E Finisterrae
ripropone, attraverso i suoi libri, questi contatti, questo percorso
di conoscenza.
Appare palese che l'autorappresentazione dell'Europa sia molto
cambiata durante la seconda metà del Novecento. Da un punto
di vista strettamente culturale, si potrebbe tracciare un paragone
con la fine del mondo classico antico.
Ecco allora che Finisterrae si propone
anche di ripresentare autori e testi oggi dimenticati, divenuti,
anche in senso strettamente commerciale, inediti.
Confronto e identità quindi. Ma soprattutto identità,
senza la quale non può esserci alcuna forma di confronto.
Concetto semplice quanto ovvio, che però oggi pare essere
impossibile da capire per i più.
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