Le parole sono le uniche cose che resteranno nel tempo. Più delle opere monumentali, più delle ricchezze ammassate.
Guardando indietro, si può vedere che sono passati popoli, culture, sono morte lingue, religioni, erosi dal tempo templi, palazzi, beni. Ciò che è arrivato fresco a noi sono solo le parole: Gilgamesh, la Bibbia, Omero…
Strano e straordinario insieme.
Fin dagli antichi è costante l’idea della vacuità del flatus vocis, della sua durata effimera. Eppure le parole sono ancora qui, e lo saranno nei secoli futuri, unica traccia viva di realtà sparite da millenni, dimenticate nel tempo.
Scritte, recitate, scolpite, tramandate a memoria, digitalizzate, copiate, inventate, proiettate, ripetute, rubate; di qualunque civiltà non resteranno che le parole.

Daniele Lucchini

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