Conti, materiali, muratori, intoppi… Il carteggio tra Giulio Romano e Federico II Gonzaga è importante, di un’importanza che sta nel mostrare la concreta quotidianità – la nuda umanità, potremmo anche dire – di nomi che i libri di storia e di storia dell’arte rischiano spesso di farci figurare come entità astratte calate quasi senza contesto da una sorta di empireo. Nulla di più controproducente per capire e per appassionarsi al patrimonio culturale di cui siamo fortunati, benché non sempre coscienti, eredi.
A cura di Daniele Lucchini e con prefazione di Roberto Brunelli.

Un breve assaggio del testo
« dalla Prefazione di Roberto Brunelli.

Tra i due: mentre Giulio si rivolge al signore sempre nei termini del più formale ossequio, il signore manifesta la sua crescente stima per Giulio già nella formula introduttiva: comincia con un generico “messer Iulio”, per passare subito a un insolito “Nobilis clarissime noster”, seguito da espressioni di affettuosa stima quali “Messer Iulio nostro charissimo”, “Spectabilis carissime noster” e simili; quando però ritiene di doverlo rimproverare per i ritardi nella decorazione di Palazzo Te e minacciarlo addirittura di affidare il lavoro ad altri, gli si rivolge con un secco, perentorio, semplice “Iulio” (vedi lettera del 25 luglio 1528).
Tra il duca e i familiari: tra lui e sua madre, la celebre Isabella d’Este, si sa che non correva buon sangue. Queste lettere lo confermano, con la diatriba circa un muratore (che è Battista Covo) richiesto da lei in prestito per una settimana e da lui concesso a malincuore, dicendole che la cosa gli è di “grandissima incommodità” e perciò assolutamente non per un giorno di più. L’aspetto singolare ed eloquente della vicenda sta nel fatto che madre e figlio si parlino per iscritto, e neppure direttamente, ma attraverso Giulio. »

Giulio Romano,
Federico II Gonzaga
Carteggio

ISBN: 9780244616045
prima edizione 2017

Ebook [pdf] – € 4,99

Brossura – € 12,90

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Giulio Romano e Federico II Gonzaga – Carteggio
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