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Agnolo Fiorenzuola
Discorsi delle bellezze delle donne
104 pagine
prima edizione 2008
a cura di Daniele Lucchini
leggi un breve assaggio
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Che cosa determina la bellezza femminile? E, ancora, è
possibile indicare una donna a concreto esempio di bellezza
universale? Oppure è possibile costruirla a tavolino,
come sulla tela di un quadro? Sono gli interrogativi a cui cercano
di rispondere, quasi a ritmo cinematografico, i personaggi di
questo trattato rinascimentale in forma di dialogo, limpido
esempio della vivacità della prosa del Cinquecento.
Un
breve assaggio del testo
« Percioché nelle giovani, che in sul monte si
erano ritrovate al passato ragionamento, era rimasto uno intenso
desiderio di vedere la composizion di quella bella che Celso
aveva promesso loro di dipignere in sul monte, però pregarono
mona Lampiada che ordinasse per un altro giorno un luogo, dove
si potesse dar fine al desiderio loro; laonde ella, che non
men volentieri di loro ascoltava le parole di Celso o simulava
almeno, fattolo dal suo marito, che ancora egli era uomo d'ingegno,
invitar, per la prima festa che venne, a casa sua, con le dette
giovani e altre e altri parenti loro fecero una onesta veglia;
dove che, poi che Celso fu tanto pregato quanto si conveniva,
che e' seguitasse, dopo una modesta scusa così incominciò:
“Egli è chiara cosa che la natura è stata
sempre larga e liberale donatrice delle sue grazie allo universale
e comun gregge degli uomini; non di meno in particolare e' non
pare già che sia intervenuto il medesimo, anzi possiamo
affermare per isperienza cotidiana che ella sia stata molto
avara e molto scarsa; percioché, come eziandio dicemmo
alla giornata passata, ella ha ben dato ogni cosa sì,
ma non a ognuno, anzi a fatica una per uno. La qual cosa volendo
gli antichi poeti dimostrare, la finsero una donna piena di
mammelle, delle quali non ne potendo lo uom pigliare più
ch’un capezol per volta, non può tirare a sé
se non una picciola parte del suo nutrimento..." »
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