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Gregorio Comanini
Rime
64 pagine
prima edizione 2006
seconda edizione riveduta e corretta: 2007

a cura di Daniele Lucchini

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Per la prima volta dal 1609 tornano in pubblico i versi del canonico laterano mantovano Gregorio Comanini, inserito nei più importanti circoli culturali del secondo '500, che si intrecciano tra la reggia gonzaghesca di Mantova, la Milano del Borromeo, la corte papale di Roma e quella imperiale di Praga.
Comanini rappresenta una delle voci più originali dell'epoca della Controriforma. Autore di uno dei primi trattati di arte mai scritti in Italia, il Figino, porta avanti anche nelle sue rime l'analisi dei rapporti tra arte e poesia, tra arte e religione: memorabili sono le riproduzioni liriche dei dipinti dell'amico Arcimboldo e addirittura sublimi le strofe sulla Passione di Cristo e sulla figura della Maddalena.


Un breve assaggio del testo
« Per la Flora dell'Arcimboldo

Son io Flora, o pur fiori?
Se fior, come di Flora
ho la sembianza, e ‘l riso? e s’io son Flora,
come Flora è sol fiori?
Deh, né fiori son io, né men son Flora:
anzi son Flora, e fiori:
mille fiori, una Flora;
però, che i fior fan Flora, e Flora i fiori.
Sai come? i fior in Flora
cangiò saggio pittore, e Flora in fiori. »

 


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