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Giovanni da Pian del Carpine
Storia dei Mongoli
94 pagine
prima edizione 2007
a cura di Daniele Lucchini
traduzione di Giovan Battista Ramusio
leggi un breve assaggio
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brossura:
€ 10,00
grandi caratteri: € 10,00
libro elettronico: € 5,00
libro low cost: € 5,00
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Sono trascorsi appena tre anni dalla tremenda invasione dell'Orda
d'oro nell'Europa centrorientale e ne mancano ancora ventisette
al meraviglioso viaggio di Marco Polo, quando papa Innocenzo
IV decide di inviare una legazione di frati francescani alla
corte degli eredi di Gengis Khan per scongiurare un nuovo flagello
mongolo sulla Cristianità.
Ha così inizio il lunghissimo e avventuroso viaggio di
Giovanni da Pian del Carpine fino a Karakorum, alla corte del
Gran Khan Guyuk; due anni e mezzo costellati di spettacoli raccapriccianti,
fatiche e stenti, ma anche di racconti e incontri favolosi.
Dalle pagine di questa cronaca risuona vivida la voce umile
e al tempo risoluta dell'uomo che per primo, e dal vero, ha
svelato agli Europei i segreti di quell'estremo oriente per
secoli temuto e favoleggiato.
Il testo è presentato nella preziosa traduzione dell'umanista
veneto Giovan Battista Ramusio.
Un modo certamente originale anche per arricchire la visita
alla grande mostra "Gengis Khan e il tesoro dei Mongoli"
in corso a Treviso fino al 4 maggio 2008. Un
breve assaggio del testo
« Hanno alcuni costumi che son molto laudabili e alcuni
in tutto abominevoli. Sono più obedienti a li loro patroni
che molti di noi, così religiosi come seculari, percioché
portano a quelli somma riverenzia, né mai direbbono loro
una bugia così facilmente, né farebbono altro
di quello che loro viene imposto. Rare volte e quasi mai contendono
insieme. Guerre, risse, questioni, omicidio tra loro niuno interviene;
non si ritrovano assassini e robatori, onde le loro stanze e
carrette, dove sono gran tesoro, né con serrature né
con altro instrumento si chiudeno. Se alcuna bestia è
smarrita, colui che la vede, o lassala stare, o la conduce a
quelli che hanno questo officio, appresso li quali colui che
l'ha perduta la ricerca e senza alcuna difficultà se
la piglia. Uno onora l'altro, e liberalmente con famigliarità
communicano le vivande, benché poche siano appresso loro.
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