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Daniele Lucchini
L'avventura di Caffè Mantova
104 pagine
prima edizione 2008
leggi un breve assaggio
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Dal settembre 2001 al marzo 2008 Caffè Mantova
ha fornito gratuitamente informazioni sugli eventi culturali,
artistici e di tempo libero programmati nel Mantovano e offerto
spunti di riflessione sulla vita e sulla cultura locali. Un
lavoro, per così dire, di retrovia, non sempre riconosciuto,
ma con l'intento dichiarato di gettare basi di interessi comuni
su cui costruire una maggiore integrazione tra nuovi arrivati,
spesso ignari della ricca cultura locale, e autoctoni, altrettanto
spesso restii ad aprirsi al nuovo.
Gli articoli sono raccolti per la prima volta in un unico volume.
Un breve assaggio
del testo « Sulle tracce di una
musica tradizionale a Mantova
In questi anni di generale recupero della musica popolare viene
da chiedersi se non vi siano tradizioni da rispolverare anche
nel Mantovano. Oggi infatti non pare proprio esservi traccia
di fenomeni simili a quelli visibili in molte province limitrofe;
tuttavia, cercando con un po' di attenzione, si può osservare
che anche da noi fino agli inizi del Novecento esisteva una
ricca varietà di canti e balli.
Le testimonianze più abbondanti riguardano il lavoro
delle mondine. Fino all'ultimo dopoguerra nelle risaie, diffuse
soprattutto nel sinistra Mincio, si era soliti lenire le fatiche
della mondatura cantando; i brani, per ovvie ragioni eseguiti
sempre e solo a cappella, raccontavano svariate storie, pure
se i temi più ricorrenti erano quelli di amori disgraziati
- di cui troviamo esempi anche nei Canti popolari del Piemonte
del Nigra e nell'album "La pègra a la mateina la
béla e a la sera la bala" dell'ensemble emiliano
La piva del carnèr - o di amori risibili di vecchiardi
che sposano giovinette.
Ricca documentazione di questi canti da lavoro possiamo trovare
nel repertorio della cantautrice mantovana Giovanna Daffini
e ancor più nel disco prodotto negli anni '70 dalla Regione
Lombardia "I canti delle mondine".
Sappiamo anche che fino a tutto l'Ottocento nel territorio di
Mantova erano diffusi i riti di questua. Si trattava di piccoli
gruppi di persone che, soprattutto nel periodo natalizio, si
spostavano di corte in corte cantando delle specie di auguri,
come in una sorta di rito propiziatorio, aspettandosi in cambio
di essere accolti a qualche tavola; qualcosa di simile è
sopravvissuto in alcune zone delle sponde trentina e bresciana
del Lago di Garda.
Vaghe sono invece le tracce dei cantastorie, persone itineranti
di fiera in fiera che narravano in musica novità e aneddoti
appresi lungo il cammino. Più facile è documentare
l'attività dei contafòle, che svolgevano funzione
simile raccontando fiabe di stalla in stalla durante l'inverno;
dobbiamo però supporre che vi fossero pure dei primi,
stando al repertorio di Tajadèla, che negli anni '50
proprio a loro si rifaceva, ripreso ai nostri giorni da Weiner
Mazza.
Per quanto concerne la musica strumentale e il ballo invece
dobbiamo andare esclusivamente per ipotesi. È presumibile
che fino ai primi del Novecento vi fosse una grande varietà
di musica da ballo per fisarmonica, già travolta però
negli anni '30 dalle sonorità del liscio che in quel
periodo fecero, grazie anche al genio di Gorni Kramer, di Mantova
la sua capitale mondiale.
Di vere e proprie danze è sopravvissuto solo il contesto.
È il caso ad esempio dei falò, o burièi,
dell'Alto Mantovano, attorno ai quali certamente si danzava
in cerchio in momenti topici per la vita agricola, come la fine
dell'inverno e i primi di maggio.
Si può dunque vedere che non resta poi molto, ma vi sono
tracce, nemmeno troppo lontane nel tempo, e testimonianze geograficamente
vicine che non renderebbero del tutto immotivato un tentativo
di recupero della tradizione musicale popolare anche a Mantova.
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