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Giulio Piccini
Epistolario di Arlecchino
140 pagine
prima edizione 2012
a cura di Daniele Lucchini
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Tristano
Martinelli da Mantova (1557-1630) fu l'inventore del personaggio di
Arlecchino, nonché il suo primo e più noto interprete; al punto da
essere noto ovunque in Europa solamente come Arlecchino.
Di Arlecchino l'umorista e poligrafo toscano Giulio Piccini, detto
Jarro, raccolse e pubblicò nel 1895 numerose lettere, indirizzate
perlopiù ai sovrani del suo tempo, nelle quali emerge costante il
tono irriverente e burlesco della maschera.
Proprio attraverso questo stesso epistolario Jarro traccia uno spassoso
ritratto di Martinelli Arlecchino e un'illuminante rappresentazione dei
primi tempi della commedia dell'arte.
Un breve assaggio
del testo
« Deve aver un altro figliuolo: e il 4 ottobre 1613 scrive da Fontainebleau al conte G. Striggi in Mantova:
"Mia moglie... fra pochi giorni partorirà, et il Re à da essere il
compadre et sua sorella la Regina di Spagna la comadre: et lo vogliono
tenire de sue mane proprie al battesimo et se gli è maschio il Re lo
vuole per lui, et se gli è femina la Regina la vuole per lei, et mia
moglie lo vorebe per lei, sì che io sono intrigato a contentargli tutti
tre: io ho pensato, per levare l'ocasione di questo romore di... et
darvene uno per uno a ragion de' gatti, ch'el pare che i figliuoli di
Arlecchino siano gatticini da donare..."
Ormai Arlecchino, indirizzandosi al duca di Mantova lo chiamerà sempre
“signor compare et serenissimo signor cugino” e così altri principi!
Nel 1614, Arlecchino è costretto a partir da Parigi, poiché
"...cominciò la guerra civile, dove la compagnia ne ha avuto gran danno".
E, in Piemonte, lo ferma, e gli doventa compare, anche Carlo Emanuele il Grande, di Savoja.
Le relazioni fra Arlecchino e il duca di Savoja (che egli chiama
arlecchinescamente “il duca de su voia”) meritano un po' d'attenzione.
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